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Postato on ott 19, 2014 in salvaguardarsi | 0 commenti

Cosa può fare un cittadino che si trovi vicino ad un antenna?

Cosa può fare un cittadino che si trovi vicino ad un antenna?


Valutazioni, ricorsi, misure.

Per capire che cosa si può fare occorre innanzi tutto richiamare le procedure tipiche seguite da un Gestore per ottenere una autorizzazione di una nuova Stazione Radio Base ( si fa riferimento alle procedure applicate in Emilia-Romagna, e segnatamente, nel Comune di Bologna.
Il Gestore deve presentare in Comune un Piano annuale ( o trimestrale ) di installazioni ( come illustrato in Allegato III) ); questo Piano viene pubblicizzato dal Comune attraverso la Stampa, per i rilievi del pubblico.
E’ anche possibile che il Gestore richieda una autorizzazione per un impianto non incluso nel Piano annuale, in ragione di necessità di ordine pubblico ( ! ). In questo caso le cose vanno ancora peggio, perché la comunicazione al pubblico potrebbe essere fatta anche solo attraverso la Pubblicazione all’Albo Pretorio.
Purtroppo questi annunci difficilmente vengono letti, così, quando le nuove antenne all’improvviso spuntano sui tetti, ad esempio durante un fine settimana, ciò rappresenta una vera sorpresa.
Per poter richiedere l’autorizzazione alla installazione il Gestore deve comunque procurarsi un contratto di affitto della porzione di tetto della casa o del condominio dove intende installare le antenne. A tale scopo basta una delibera a maggioranza dei condomini, salvo diverse disposizioni condominiali che richiedano l’unanimità.
Il Gestore deve allegare alla sua domanda il progetto della Stazione, e allegare al progetto una analisi dell’impatto ambientale delle radiazioni elettromagnetiche. In base a tale documentazione il Comune attraverso le preposte Autorità rilascia la Concessione edilizia e attraverso la AUSL, che controlla la relazione di impatto ambientale, autorizza l’installazione. Talvolta il progetto o l’analisi di impatto ambientale è così carente, che la AUSL richiede all’ARPA di effettuare una verifica dell’impatto ambientale. E’ tipico in questi casi che ARPA trovi valori di campo elettrico più elevati di quelli denunciati dal Gestore, ma questo non ferma la procedura autorizzativa, se i campi elettrici trovati da ARPA sono comunque sotto i 6 Volt/metro. E’ poi possibile che anche ARPA sbagli le sue indagini; solo un accurato controllo di uno specialista può trovare questi errori.
In ogni caso è spesso impossibile evidenziare il superamento dei limiti di Legge. Il punto fondamentale è questo: il Gestore nel progetto dichiara che trasmetterà attraverso un certo numero di canali, con una certa potenza per canale. Tutti i calcoli previsionali sono fatti in base a questi dati. Ma la situazione potrebbe essere peggiore: analizzando i dati tecnici delle antenne, si vede sempre che tali antenne possono trasmettere attraverso un numero di canali più elevato di quello dichiarato dal Gestore ed inoltre possono trasmettere con una potenza per canale molto superiore a quella dichiarata dal Gestore. Ebbene le Leggi ed i Regolamenti non prevedono i controlli sulle trasmittenti, che sarebbero invece doverosi, visto che le antenne possono trasmettere potenze più alte di quelle dichiarate.
In sostanza se un Gestore utilizza la Stazione ad un livello di potenza superiore a quello dichiarato ( quando il traffico lo richiedesse, per esempio ) difficilmente qualcuno se ne potrà accorgere.
Una volta ottenuta l’autorizzazione il Gestore, con una scelta dei tempi esclusivamente sua, installa l’impianto. L’unico obbligo che gli rimane è quello di denunciare formalmente in Comune l’avvenuta accensione dell’impianto; ma i Regolamenti non danno vincoli temporali al Gestore per l’invio di questa importante comunicazione.
Infine all’atto della formalizzazione della messa in servizio il Gestore o la USL ( attraverso l’ARPA ) possono eseguire delle misure di campo nei siti che si possano ritenere maggiormente colpiti dalla radiazioni.
Però le misure, sono fatte in modo non significativo: questa è stata fino ad ora la nostra esperienza; infatti la misure di campo NON vengono fatte contestualmente al rilievo del livello di potenza trasmessa dalle antenne vicine, né viene rilevato quanti canali e quante portanti sono in esercizio.
Pertanto attraverso questo tipo di misure non c’è possibilità di verificare se i limiti di legge siano o meno rispettati poiché non si può conoscere se la trasmittente stia operando nei limiti per cui è stata autorizzata. Queste misure, sono « specchietti per le allodole « e sono usate strumentalmente per tranquillizzare il pubblico: esse vanno decisamente contestate.
Volendo fare da sé delle misure si scopre, purtroppo, che la strumentazione certificata necessaria è assai costosa ( dai 3000 ai 6000 euro IVA inclusa per una set completo di strumenti ), e che fare le misure in accordo con le prescrizioni di norma ( Norme CEI 211-7 ) e tutt’altro che facile . Fornitori di strumenti sono, ad esempio, la Test Srl ,Strada delle Macchie 1a, 06053 Deruta ( PG ), che è agente dei produttori Narda ( USA ) o di Chauvin-Arnoux ( Francia ), oppure Orione di Bistulfi, Via Moscova 27, 20121 Milano. L’elevato costo degli strumenti dipende da diversi fattori: i sensori sono tre e misurano contemporaneamente il campo elettrico in tre direzioni ortogonali, e poi ne fanno la composizione; operano con precisione e ripetibilità in un campo ampio di frequenze, il cui intervallo va stabilito dall’operatore in funzione della sorgente monitorata ( telefonia, radar, TV, .. ), sopportano condizioni ambientali avverse, consentono la memorizzazione su PC dei dati rilevati per successiva rielaborazione, ..
Vale la pena di segnalare uno strumento molto economico e di immediato uso, che può essere utile per determinare gli ordini di grandezza del campo elettrico in alta frequenza generato dalle sole Stazioni Radio Base o da cellulari, essendo accordato sulle sole frequenze da 800 a 2200 Mghz ( include quindi gli effetti delle stazioni GSM e UMTS ); lo strumento ha un solo sensore, e quindi misura campi diversi nello stesso punto in relazione alla direzione dell’antenna; è tuttavia di semplicissimo uso, disponendo solo di un interruttore e di un display a cristalli liquidi molto chiaro. Questo strumento è prodotto dalla Elettronica Nuova, via Cracovia 19, Bologna ( tel. 051.461109 ), e costa franco fabbrica circa 110 euro IVA inclusa.

Quali consulenze possono essere necessarie e a chi rivolgersi.

I criteri e le informazioni fin qui citate e contenute negli Allegati consentono di capire in qual modo sia possibile verificare se una nuova Stazione Radio Base è pericolosa o meno, e come fare per chiederne eventualmente la immediata disattivazione e la successiva rimozione, e/o come fare per chiedere un indennizzo per la perdita di valore del proprio immobile.
Si tratta di un problema tecnico e legale. Occorre allora innanzi tutto procurarsi in Comune i documenti autorizzativi dell’installazione e il progetto della Stazione, incluso lo studio di impatto ambientale presentato dal Gestore. Se anche ARPA ha effettuato una analisi dell’impatto ambientale, ciò risulterà evidente dalla documentazione richiesta in Comune e sarà quindi possibile procurasi copia anche di tale studio.
Avuta la documentazione si tratta di farne una valutazione tecnica. Occorre evidentemente un consulente versato nella materia ( anche se una valutazione grossolana del campo elettrico medio ad una distanza da 10 a 50 metri dall’antenna può essere fatta utilizzando la formula riportata in Appendice II; si deve ipotizzare che la sorgente sia puntiforme, che le radiazioni si trasmettano entro il conoide di antenna con onda sferica, e cioè con una attenuazione che risulta funzione del quadrato della distanza dalla sorgente, e che gli edifici impattati siano ancora così pochi da non dare luogo a irregolari distribuzioni dell’energia dell’onda elettromagnetica ).
Se le valutazioni tecniche mettono in evidenza errori o false affermazioni del Gestore nel progetto e/o nei suoi allegati, si può tentare un’azione legale volta a far disattivare l’impianto ed a farlo successivamente rimuovere. Si tratta di un ricorso di tipo amministrativo, che può essere fatto al TAR oppure al Capo dello Stato; trattandosi di ricorsi amministrativi esistono dei termini temporali da rispettare per la loro validità.
I termini decorrono dal momento in cui sia stato evidente che l’impianto era installato; in pratica si può assumere tipicamente che i termini decorrano da quando sono stati ricevuti i documenti di progetto richiesti al Comune, se ciò avviene poco dopo la reale installazione delle antenne. I termini temporali sono di soli 60 giorni per il ricorso al TAR , e di 120 giorni per il ricorso al capo dello Stato.
Un ricorso rigorosamente impostato può richiedere anche di effettuare calcoli di campo elettrico in contraddittorio con il Gestore e, eventualmente, con ARPA, e di effettuare misure, quando la stazione fosse in esercizio.
Evidentemente se la motivazione dell’azione legale è la tutela della salute non esistono termini vincolanti per l’avvio di tale azione. Una tale azione può essere intrapresa, facendo riferimento ad esempio al Principio di Precauzione, se i ricorsi di tipo amministrativo, al TAR o al Capo dello Stato prima citati non dessero il risultato voluto di disattivazione delle antenne.
Se poi si volesse richiedere un indennizzo per la perdita di valore dell’immobile, occorrerebbe farsi fare una perizia da una qualificata Agenzia Immobiliare. Si tratta quindi di operazioni difficili da impostare, costose e lunghe. Occorre evidentemente affidarsi a consulenti tecnici e legali competenti. Un buon suggerimento, per trovare i consulenti giusti ad un prezzo giusto, è quella di affidarsi ad una delle molte Associazioni di Consumatori.

Schermature

Qualora non restasse altro da fare, un cittadino può difendersi mettendo in opera nella propria casa delle schermature: è un atto di vera propria legittima difesa !
Le radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza sono ben poco attenuate dalle pareti delle case moderne. Si può attribuire una attenuazione del 10% per i muri esterni perimetrali di una tipico condominio recente di città fatto con mattoni forati; maggiore attenuazione danni i muri con pareti piene.
Tuttavia le radiazioni possono essere schermate da particolari reti, realizzate allo scopo: si tratta, tipicamente di reti di juta, che inglobano una fitta trama di sottili fili rame o acciaio inossidabile e sottili fibre di carbonio. Le onde elettromagnetiche che colpiscono queste reti sono riflesse all’esterno e , in parte, dissipano nelle reti stesse l’energia trasmessa. I costruttori sostengono che in questo modo si ottengono entro gli ambienti schermati attenuazioni fino al 60-70% delle radiazioni incidenti.
Evidentemente se si vuole realizzare la schermatura occorre sistemare queste reti disponendole sulle pareti e sul soffitto, ad esempio entro false pareti in cartongesso; oppure posarle su parti e soffitti e poi ri-intonacare tali superfici.
Si tratta quindi di interventi costosi, sia per il costo delle reti sia per il costo delle installazioni, più facili da realizzare in fase di eventuali ristrutturazioni. Le sole reti infatti costano dai 25 ai 50 euro al metro quadro, IVA inclusa. Misure fatte su installazioni realizzate hanno mostrato attenuazioni inferiori a quelle dichiarate dai costruttori, e pari al 20-30 % nel caso delle reti meno costose, e del 40-50% nel caso delle reti più costose; inoltre sembra che l’attenuazione ottenuta non sia lineare con il livello delle radiazioni incidenti, ma sia maggiore nel caso delle radiazioni più elevate.
Anche i vetri normali delle finestre schermano poco le radiazioni; maggiore effetto schermante hanno le cosiddette vetro-camere ( vetri doppi ). Sono stati tuttavia sviluppati dal CNR ( Centro Nazionale delle Ricerche italiano ) sia vetri speciali sia tendaggi, che hanno effetto prevalentemente riflettente.
I riferimenti relativi ai costruttori di questi prodotti si possono trovare anche solo cercandoli su Internet.

Inoltre è possibile richiedere l’intervento della ASL sia per dichiarare i sintomi che si stanno manifestando da quando l’impianto è stato messo in funzione sia per richiedere un risarcimento danni con un’autodichiarazione di particolari patologie che possano essersi aggravate dopo l’installazione della SRB.

AUTODICHIARAZIONE DEI SINTOMI PATOLOGICI

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