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Postato on ott 17, 2014 in salvaguardarsi | 0 commenti

Lo IARC spiega perché i campi elettromagnetici a radiofrequenza sono ritenuti agenti “possibilmente cancerogeni”

Lo IARC spiega perché i campi elettromagnetici a radiofrequenza sono ritenuti agenti “possibilmente cancerogeni”

Le motivazioni scientifiche illustrate nella monografia n. 102 “Non ionizing radiation part 2 – radiofrequency electromagnetic fields”

123-13 - Lo IARC spiega perché i campi elettromagnetici a radiofrequenza sono ritenuti agenti “possibilmente cancerogeni”

Nel 2011 presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a Lione 31 esperti di 14 Paesi si sono riuniti per valutare la cancerogenicità dei campi elettromagnetici a radio frequenza (RF, da 30kHz a 300 Ghz) e a due anni di distanza il volume “Non ionizing radiation part 2 – radiofrequency electromagnetic fields” riporta la classificazione dei campi elettromagnetici a radiofrequenzacome possibili cancerogeni per l’uomo, corrispondente al gruppo 2 B, dove si trovano classificati altri 274 agenti.

L’esposizione umana ai campi elettromagnetici nell’intervallo di frequerza dai 30 kHz ai 300 Ghz è essenzialmente dovuta all’uso di dispositivi di comunicazione personali (come ad esempio telefoni cellulari, cordless, Bluetooth e apparecchi per radioamatori…), da sorgenti industriali sul luogo di lavoro (es. riscaldatori dielettrici ad alta frequenza e a induzione, utilizzati per esempio nell’incollaggio delle plastiche) e da sorgenti in ambiente esterno come ad esempio le Stazioni Radio Base, i ripetitori radio televisivi e gli apparati per applicazioni medicali.

Per i lavoratori la maggiore esposizione deriva da sorgenti poste in campo vicino, mentre la popolazione generale riceve la più alta dose di esposizione da apparecchi trasmittenti collocati in prossimità del corpo, come ad esempio i telefoni cellulari.

Numerosi e articolati gli studi epidemiologici che si sono occupati di indagare le possibili associazioni tra esposizione ai campi elettromagnetici RF ed insorgenza di tumori in popolazioni esposte sul luogo di lavoro (o in alternstiva “professionalmente”), nell’ambiente esterno o per l’uso di telefoni senza fili (cellulari e cordless). Questa ultima è l’esposizione che è stata più studiata.

Per quanto riguarda la correlazione fra la esposizione lavorativa e l’insorgenza di tumori il gruppo di esperti ha rilevato negli studi la presenza di carenze metodologiche che ne inficiano i risultati, mentre ha giudicato che tali studi non danno una dimostrazione sufficiente dell’esistenza di una associazione fra esposizione ambientale a RF e cancro.

Gli esperti si sono concentrati sulla valutazione dei potenziali effetti cancerogeni derivanti da campi elettromagnetici a radiofrequenza (30 kHz – 300 Ghz) da uso dei telefoni senza fili, a partire da quelli relativi alla insorgenza di tumori del cervello, come il glioma. Le conclusioni del gruppo di lavoro IARC si sono basate in particolare su uno studio di coorte danese s su 5 studi caso-controllo, fra cui lo studio multicentrico INTERPHONE, che ha coinvolto anche l’Italia e l’Istituto Superiore di Sanità. Si è ritenuto che i risultati emersi, in particolare per gli utilizzatori da più lungo tempo o che effettuano più ore di chiamate o per l’insorgenza di tumore dallo stesso lato dell’esposizione, non potessero essere dovuti solo a distorsione presente negli studi (essendo di tipo retrospettivo risentono di problemi di selezione dei soggetti e di raccolta delle informazioni sulla esposizione,etc.) e che invece indicassero una possibile relazione causale fra glioma e uso del cellulare. Ugualmente si è ritenuta possibile la relazione con l’insorgenza di un altro dei tumori cerebrali più studiato, il neurinoma acustico.

Pertanto si è concluso giudicando la cancerogenicità dei campi elettromagnetici RF di “evidenza limitata” negli studi sull’uomo, sulla base di una correlazione fra esposizione a RF da telefoni senza fili e aumento di insorgenza di glioma e di neurinoma acustico .

Per quanto riguarda la revisione di oltre 40 studi sugli animali, gli esperti hanno concluso che i risultati producessero una “evidenza limitata” di cancerogenicità dei campi elettromagnetici RF negli animali da esperimento.

Complessivamente, sulla base della evidenza limitata sia nell’uomo che negli animali, il gruppo di lavoro IARC ha classificato i campi elettromagnetici RF come possibili cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2B IARC).

La letteratura sul tema è comunque in corso di aggiornamento nel 2013 e potrà contribuire a migliorare la valutazione della cancerogenicità dei campi elettromagnetici.

Per chi vuole approfondire:

  • Impianti di telecomunicazione in città Scheda informativa ARPAT che affronta il tema del rischio connesso con le emissioni di onde elettromagnetiche degli impianti di telecomunicazione comuni nelle aree urbane.

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