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Postato on gen 28, 2015 in Italia, vittorie | 0 commenti

Il Consiglio di Stato: via quell’antenna

Il Consiglio di Stato: via quell’antenna

Fonte: Il Tempo

Storica pronuncia dei giudici contabili contro l’impianto in via Gentile I residenti: finalmente riconosciuta l’illegittimità. Deturpa il paesaggio.

Troppo vicina a siti sensibili, come la scuola, l’antenna va smontata. Una pronuncia «storica» quella del Consiglio di Stato, che ha accolto le ragioni dei residenti giudicando illegittima l’installazione della stazione stadio per antenne di telefonia mobile della Wind in via Francesco Gentile 135, a Cinecittà Est. «Finalmente i giudici hanno ribadito distanze minime e criteri di localizzazione – spiega Valentina Pennisi, tra i residenti del comitato spontaneo “No Antenna Cinecittà Est” – ora ci aspettiamo che Wind smonti quell’antenna di circa 30 metri che deturpa anche il paesaggio». “Perde”, in questo caso, anche il Comune di Roma, che aveva proposto appello schierandosi di fatto dalla parte del colosso della telefonia.

La vicenda si trascina dal 2011, quando «in tempi velocissimi» la Wind ha montato l’antenna in via Gentile. «Una delle zone di Roma a più alta densità di popolazione – hanno da subito obiettato i residenti – le prime abitazioni sorgono a 20 metri e a meno di 40 c’è una scuola frequentata da più di 1.000 bambini tra i 3 e i 14 anni che vivono anche nel quartiere quindi sarebbero stati esposti alle onde h24: il Comune di Roma non dispone di una mappatura completa delle antenne ma nel giro di 2 chilometri ne avevamo censite almeno 22, troppe». Un tema, quello dell’antenna selvaggia, oggetto di contestazioni da parte di molti comitati attivi sul territorio a partire dal gruppo Noelettrosmog, che nella Capitale aveva contato qualcosa come 3mila ripetitori, una media tra le più alte d’Europa. Il problema, in assenza di un censimento ufficiale che stabilisca anche la localizzazione degli impianti, diventano allora le nuove autorizzazioni, come nel caso di via Gentile. In breve tempo si è costituito il comitato, che ha incassato una prima vittoria al Tar: «A quel punto speravamo che il Comune fosse dalla nostra parte, invece la battaglia legale è continuata mentre noi, tra sentenze e sospensive, abbiamo almeno ottenuto che l’antenna non venisse accesa». Pochi giorni fa, infine, il Consiglio di Stato ha riconosciuto in via definitiva le ragioni dei residenti, sconfessando indirettamente anche il parere dell’Arpa Lazio che invece aveva concesso il nullaosta alla società: «Le società concessionarie – la sentenza riprende il protocollo del Comune di Roma che disciplina il settore – si impegnano a richiedere all’amministrazione la disponibilità di aree e immobili localizzati ad una distanza non inferiore ai 100 metri dai siti sensibili quali ospedali, case di cura, scuole, asili nido e a non installare impianti in prossimità di edifici destinati alla permanenza superiore alle 4 ore nel caso in cui detti edifici siano posti a distanza uguale o inferiore alle fasce di rispetto degli elettrodotti». Di più, scrivono i giudici che «il limite di 100 metri deve ritenersi applicabile alla generalità degli immobili, senza distinzione tra immobili pubblici e privati».

«Il sindaco Marino deve spiegare per quale motivo il Comune di Roma fece ricorso alla sentenza del Tar, oggi confermata dal Consiglio di Stato – commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli – si tratta di una sentenza storica, che mette la parola fine all’annosa vicenda dell’installazione di una stazione radio base per telefonia mobile, innova in modo profondo la materia, sancendo, tra l’altro, il dovere di rispettare le distanze rispetto ai siti sensibili». D’altro canto, come conferma da Legambiente Lazio il presidente Roberto Scacchi, «Roma come la maggior parte degli altri comuni italiani non si è dotata di un piano comunale di posizionamento delle antenne, che dopo la deregulation del 2011 sarebbe l’unico freno al diluvio di ripetitori, soprattutto quelli di telefonia che avendo bisogno di un continuo rimbalzo sono fonte di maggior inquinamento».

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