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Postato on feb 4, 2015 in legislazione | 0 commenti

Antenne: con le nuove Linee guida l’impatto elettromagnetico si valuta come media su 24 ore

Antenne: con le nuove Linee guida l’impatto elettromagnetico si valuta come media su 24 ore

Fonte: www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com

di Carla Cimoroni

Il 6 gennaio scorso sono entrate in vigore le Linee guida approvate con Dm del 2 dicembre 2014 del Ministero dell’Ambiente, recanti le modalità di fornitura alle Arpa/Appa dei dati di potenza degli impianti da parte degli operatori delle telecomunicazioni e la definizione dei fattori di riduzione della potenza da applicare nelle stime previsionali dell’impatto elettromagnetico per tener conto della variabilità temporale dell’emissione degli impianti stessi.

Decreto legge n.179/2012

Le Linee guida, predisposte dal sistema Ispra/Arpa/Appa, danno in parte attuazione a quanto disposto dal Decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012, convertito in Legge n.221/2012, che, tra le misure urgenti per la crescita del Paese, individua all’articolo 14 gli “Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali”. Tra questi, il comma 8 reca una serie di disposizioni che modificano quanto previsto dal Dpcm 8 luglio 2003 in merito alla misura e alla valutazione dei campi elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz, ossia da impianti adibiti per esempio a diffusione radiotelevisiva, telefonia mobile, rete Wi-Fi, tanto per citare solo le applicazioni più comuni nelle nostre città e più familiari alla popolazione.
In particolare, si stabilisce che le misure siano eseguite con la sonda posta a 1,5 metri d’altezza sul piano di calpestio e non più “su un’area equivalente alla sezione verticale del corpo umano”, ossia mediando tra i valori rilevati a 1,1 1,5 e 1,9 metri di altezza; e soprattutto che i livelli da confrontare sia con i valori di attenzione che con gli obiettivi di qualità siano intesi come media dei valori nell’arco delle 24 ore.
Si ricorda che, ai sensi della Legge quadro 36/2001, mentre il limite di esposizione per il campo elettrico, pari a 20 V/m per le installazioni che più interessano l’esposizione della popolazione, è “definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti” e “non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione”, il valore di attenzione “costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine” da non superarsi negli edifici adibiti a permanenze prolungate (maggiori di 4 ore) e loro pertinenze esterne, mentre l’obiettivo di qualità, valido all’aperto nelle aree intensamente frequentate, in ulteriore ossequio al principio di precauzione tende alla “progressiva minimizzazione dell’esposizione”. Sia il valore di attenzione che l’obiettivo di qualità sono pari a 6 V/m per il campo elettrico, come stabilito dal Dpcm 8 luglio 2003.
Con il Dl 179/2012, dunque, i valori da confrontarsi con tali limiti non vanno più riferiti a un qualsiasi – quindi anche il peggiore in termini di esposizione – intervallo di 6 minuti (periodo che tiene conto della reazione termoregolatoria del corpo umano), ma intesi come media giornaliera, per cui evidentemente il valore di 6 V/m può essere superato per più o meno brevi periodi, purché non venga oltrepassato come media sulle 24 ore.

Nuove tecnologie e valori medi sulle 24 ore

Per verificare il rispetto dei limiti in termini di media giornaliera è possibile ricorrere atecniche di estrapolazione basate su dati tecnici e storici degli impianti sotto indagine che finora non erano nella disponibilità delle Arpa, deputate al controllo dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Le Linee guida appena emanate stabiliscono quindi che i dati di potenza, quella massima autorizzata e quella media su 60 minuti, vengano forniti dagli operatori con cadenza almeno mensile e per un periodo non inferiore agli ultimi 12 mesi, tramite un database accessibile all’Ispra e alle Arpa/Appa, in cui indicare anche eventuali condizioni di anomalo funzionamento degli impianti. In assenza di indicazioni specifiche da parte degli operatori, si assumerà che l’emissione rimanga costante nell’arco delle 24 ore e che la potenza sia pari alla massima autorizzata.
In accordo con quanto sopra descritto, il Dl 179/2012 prevede che, anche in fase autorizzativa, la verifica attraverso la stima previsionale del valore di attenzione e dell’obiettivo di qualità sia basata su valori medi nelle 24 ore, ottenuti con appositifattori di riduzione della potenza massima al connettore d’antenna, che tengano conto della variabilità temporale dell’emissione dei segnali – ossia dei campi elettromagnetici – generati dagli impianti. Anche la definizione di tali fattori è oggetto delle Linee guida in vigore dal 6 gennaio. La scelta del fattore di riduzione α24h è a cura del gestore del servizio, deve essere opportunamente motivata e basata sui dati di potenza storici dell’impianto oggetto di istanza nel caso di una modifica, o di un impianto simile nel caso di prima attivazione.
Le novità così introdotte riguardano di fatto quelle sorgenti che per tipologia e modalità di trasmissione del segnale, emettono campi elettromagnetici con intensità variabile nell’arco della giornata in ragione dell’utilizzazione dei servizi forniti, tipicamente le antenne della telefonia cellulare che, forte delle più recenti evoluzioni verso standard di telecomunicazioni a banda larga, mira a fornire sempre più e sempre meglio l’accesso in mobilità anche a informazioni e contenuti multimediali. A differenza degli impianti RTV, il numero di siti e la potenza complessiva delle antenne dedicate alla fornitura di servizi in mobilità, che insistono per ragioni funzionali nelle aree antropizzate, sono notevolmente aumentati negli ultimissimi anni. Lo sviluppo della tecnologia LTE, in particolare, necessita della trasmissione su nuove bande di frequenza e dovrebbe segnare un ulteriore impulso nel 2015. E in effetti proprio “la diffusione delle tecnologie digitali” giustifica le novità introdotte dal Dl 179/2012. Nelle situazioni caratterizzate da maggiore densità umana, infatti, lo “spazio elettromagnetico” teoricamente disponibile si stava progressivamente saturando, a causa da una parte della tendenza degli operatori a sovradimensionare gli impianti in fase autorizzativa, dall’altra di criteri per la valutazione della compatibilità ambientale poco aderenti alla situazione reale. I rilievi in campo descrivono infatti una condizione di esposizione della popolazione generalmente migliore di quella teoricamente autorizzata.
Le nuove modalità di misura e di valutazione, se consentono di ottimizzare le soluzioni tecniche (altezza degli impianti, direttività dei segnali, condivisione delle localizzazioni) favorendo una migliore diffusione dei servizi e una contenuta proliferazione di nuovi siti, ammettono anche la possibilità che, sia pure per periodi limitati nell’arco delle 24 ore, venga superato il valore di 6 V/m e comportano la creazione di hot spot, cioè aree prossime alle installazioni in cui il campo elettromagnetico è significativamente maggiore che nel resto del territorio. Per non parlare dell’aggravio in termini di tempo e di costi per le attività di controllo a carico della Pubblica amministrazione che rappresenta sicuramente la conseguenza più significativa delle nuove norme.
Un recente studio dell’Arpa Piemonte dimostra, infatti, che la variazione nei livelli di esposizione della popolazione, valutati nelle due condizioni di massima media su 6 minuti e media su 24 ore, risulterebbe contenuta, tendendo a diminuire in quei siti dove vi è una maggiore pressione antropica e quindi un maggior e più continuo traffico di dati con conseguente stabilizzazione dei livelli emissivi nell’arco della giornata.

Cosa rimane da definire

Il Dl 179/2012 prevede la definizione di altre due importanti questioni relative alla misura e alla valutazione dell’impatto elettromagnetico che consentirebbero una rappresentazione più aderente alla realtà e quindi, per quanto finora detto, una più capillare diffusione dei servizi in questione, indipendentemente dalle disposizioni riguardanti le medie a 24 ore e i fattori di riduzione, approvate con il Decreto dello scorso 2 dicembre: si tratta dell’assorbimento dovuto agli edifici e delle cosiddette “pertinenze esterne”. Tali argomenti, necessitando di ulteriori approfondimenti, sono stati rimandati a un successivo documento, sempre a cura del sistema agenziale. D’altro canto l’approvazione delle modalità di misura e valutazione in termini di media sulle 24 ore non appariva più rinviabile, stante anche la pubblicazione a settembre 2013 dell’Appendice E alla Norma Cei 211-7 che descrive le metodologie di misura dei campi elettromagnetici prodotti dai sistemi per la telefonia mobile di seconda (GSM e DCS), terza (UMTS e HSPA) e quarta generazione (LTE) adeguandosi a quanto disposto dal Dl 179/2012.
Sulle pertinenze esterne, poi, il legislatore è recentemente intervenuto andando a modificare proprio il Dl 179/2012, indicando, differentemente da quanto previsto dal Dpcm 8 luglio 2003, che debbano considerarsi tali ai fini dell’applicazione del valore di attenzione solo luoghi “con dimensioni abitabili” e utilizzati di per sé per permanenze almeno uguali a 4 ore giornaliere: una correzione che delimita fortemente il campo d’azione del sistema agenziale per la definizione delle stesse.
Anche quest’ultimo ritocco rientra tra le misure urgenti per la digitalizzazione del Paese previste dal Dl n. 133 del 12 settembre 2014 convertito in Legge 164/ 2014, così come l’introduzione nel Codice delle comunicazioni elettroniche (Dlgs. 259/2003) dell’articolo 87-te r che sancisce il ricorso all’autocertificazione da parte degli operatori per quelle variazioni di impianti già autorizzati, considerate non sostanziali. Con buona pace dell’ISPRA e del sistema agenziale che, senza successo, avevano già tentato di opporsi a un’altra disposizione semplificatoria (articolo 35, comma 4-bis del Dl 98/2011), introdotta dalla Legge di stabilità 2014 che prevede l’installazione libera, senza l’obbligo di alcuna comunicazione agli enti locali e di controllo, degli apparati con potenza al connettore d’antenna, in downlink, fino a 5 watt.
Un legislatore, dunque, giustamente sensibile alle esigenze di sviluppo e di diffusione delle nuove tecnologie digitali, anche a rischio di qualche hot spot nelle nostre città e di una minore efficienza nei controlli da parte pubblica che da anni aspetta, per esempio, i finanziamenti e i decreti attuativi previsti dalla Legge quadro del 2001 per il popolamento dei catasti nazionale e regionali delle sorgenti di campi elettromagnetici, strumenti indispensabili per un’efficace azione di vigilanza.

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