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Postato on apr 23, 2015 in elettrodotto, petizioni | 0 commenti

Firma la petizione: “Fermate i cantieri dei mega-elettrodotti”

FIRMA QUI LA PETIZIONE https://www.change.org/p/nuovi-elettrodotti-grandi-opere-devastanti-usiamo-il-denaro-dei-cittadini-per-manutenere-la-rete-esistente?utm_source=share_petition&utm_medium=whatsapp

 

Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento di intervenire prontamente per fermare i cantieri dei mega-elettrodotti e avviare un processo di revisione di ogni singolo progetto al fine di individuare soluzioni compatibili con le caratteristiche dei luoghi e la salvaguardia della salute dei cittadini. Chiediamo inoltre di creare una Commissione aperta all’effettiva partecipazione dei cittadini, come previsto dalla Convenzione di Aarhus, valutando concretamente la possibilità di riconvertire gli elettrodotti aerei in sistemi meno impattanti e più sicuri.”

Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Sicilia. Otto regioni, trentatrè comitati in rappresentanza di migliaia di cittadini italiani. La questione dei mega-elettrodotti non è una minaccia locale, isolata. Per questo tutte queste realtà, tra le quali il coordinamento dei comitati No elettrodotto Villanova-Gissi, oggi lanciano in contemporanea un’iniziativa a carattere nazionale: una petizione che come destinatari ultimi il Capo dello Stato, la Presidenza del Consiglio, il Parlamento.

Un richiamo al giusto ordine che vuole, in una democrazia, sovrana la volontà del Popolo e non quella dei vertici di questa o quella Multinazionale. Una popolazione contraria a progetti di dubbia o marginale utilità pubblica che al contempo comportano indubbi danni ai territori sui quali voglion esser realizzati, per altro secondo criteri assolutamente discutibili.

Ciò che si chiede alla classe dirigente politica di istanza nella Capitale è dunque di interfacciarsi con le realtà del territorio, interrompendo l’irritante siparietto secondo il quale il cittadino è solo soggetto passivo dell’azione politica, esaurito, s’intende, il periodo elettorale. Di comprendere che la difesa dei territori nello stato più integro possibile è la parte più concreta di quella valorizzazione delle eccellenze italiane che da ogni pulpito si millanta di voler perseguire. Di comprendere che l’innovazione, quella vera, oggi non può prescindere dall’essere sostenibile e che tale termine non è conciliabile con la deturpazione dei paesaggi e l’ignorare o sottovalutare il rischio idrogeologico. Di riflettere sul fatto che nessuna società può rinascere se non pone al primo posto la sicurezza e la salute dei propri cittadini e che questi due fattori sono in antitesi rispetto ai rischi legati all’elettrosmog, al già citato rischio idrogeologico o al tutt’altro che remoto pericolo di “effetto domino” creato dalla vicinanza di più impianti o strutture ad alto rischio come elettrodotti, metanodotti, depositi di stoccaggio ecc..

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