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Postato on apr 21, 2015 in Italia, salvaguardarsi | 0 commenti

Wi-fi nelle scuole a 6 V/m? Per Marinelli del CNR è troppo alto

Wi-fi nelle scuole a 6 V/m? Per Marinelli del CNR è troppo alto

Anche in standby il modem emette alla stessa frequenza delle onde alfa del cervello

 Ma per Tutino, Pd, i rilievi Arpa in una scuola di Bologna bastano per stare tranquilli

Quando si parla dei rischi del wi-fi nelle scuole per la salute dei bambini, molti – la maggioranza, forse – tendono a rispondere con frasi del tipo: «Ma tanto c’è dappertutto» o «Finchè non ci sono dati certi non mi preoccupo».

E allora ci chiediamo: è giusto trascurare un problema (il wi-fi) perché ce n’è uno maggiore, rappresentato ad esempio dai cellulari 3G e 4G, il cui utilizzo comunque (vuoi per motivi di progresso, vuoi per motivi d’interesse economico) non si può arrestare? E’ corretto utilizzare i nostri figli come «cavie» se sarà su di loro che studieremo gli effetti? E, ancora, forse il concetto più importante di tutti: è giusto che un bambino che frequenta la scuola dell’«obbligo» sia «obbligato» ad essere esposto dalle 5 ore (per il tempo a modulo) alle 8 ore (per il tempo pieno) al giorno a radiazioni elettromagnetiche per cinque anni nel periodo infantile? E’ proprio così necessario se alla rete ci si potrebbe connettere con gli stessi risultati anche via cavo?

Ma conosciamo esattamente il problema? Se i controlli dell’Arpa (ente preposto alla rilevazione, tra le altre cose, dei livelli di elettromagnetismo degli impianti wi-fi ad uso pubblico) ci dicono che le emissioni del wi-fi sono entro i livelli legge (in Italia 6 Volt/metro) o addirittura sotto i limiti, possiamo davvero dormire sonni tranquilli? Il dottor Fiorenzo Marinelli, biologo molecolare dell’Istituto di genetica molecolare del CNR di Bologna, tra i massimi esperti del tema, risponderebbe di no. Perché? Risponde Marinelli: «I limiti per esposizione della popolazione a campi elettromagnetici sono inadeguati e obsoleti. Secondo le conoscenze sperimentali ed epidemiologiche di effetti avversi alla salute, il limite di legge attuale 6 V/m andrebbe ridotto a 0,6 V/m. Vorrei ricordare inoltre che lo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro,ndr) ha classificato le radiofrequenze come “possibili cancerogene per l’uomo”, mentre nel 2013 Lennart Hardell, oncologo presso l’ospedale universitario di Orebro (Svezia), sulla base di approfonditi studi sulla casistica epidemiologica, ha chiesto di classificarle come “cancerogene certe”».

Ha aggiunto poi Marinelli: «Perché i campi elettromagnetici possono causare malattie? Le cellule e gli organismo irradiati spendono più energia per vivere un metabolismo normale. Questo dispendio di energia fa vivere gli organismi sotto continuo stress. Finché i sistemi riparativi del DNA riescono a riparare la vita si mantiene. Quando i danni sono troppi la regolazione genica si sbilancia e le cellule muoiono per apoptosi o proliferano cellule tumorali». E Marinelli invoca il principio di precauzione.

Qualche non addetto ai lavori azzarda anche spiegazioni scientifiche, del tipo: «Quando è silente, il modem wi-fi non emette elettromagnetismo». In realtà, anche questa informazione non è corretta. Come spiega infatti Mario Canciani, responsabile del Servizio di Allergo-Pneumologia della Clinica pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-universitaria di Udine, «le reti wireless operano ad una frequenza di circa 2450 MHz (per Wi Max 5800 MHz). Il problema sta nel fatto che queste reti, anche in modalità standby, quando cioè non si trasmettono dati, accendono e spengono il segnale con una frequenza di 10 Hz, proprio la stessa in cui si trovano le onde alfa del cervello».

Alla mozione presentata lunedì da Alessandra Guatteri del M5S e bocciata dalla maggioranza, l’assessore all’Ambiente, Mirko Tutino, ha risposto presentando i rilievi dell’Arpa di Bologna eseguiti il 20 gennaio scorso nell’istituto comprensivo statale di Minerbio (Bo). Tutino sostiene: «L’indagine può essere presa come riferimento perché, anche se in commercio ci sono diverse tipologie e modelli di impianti wi-fi, rispondono comunque tutti ai medesimi standard internazionali del settore (IEEE)».

E ci chiediamo: dovrebbe rassicurare noi genitori reggiani il fatto che le emissioni in una scuola di Bologna sono entro i limiti?

Ma il problema di fondo non è tanto se i modem wi-fi nelle scuole emettono entro i limiti dei 6 V/m. Il problema è a monte. Siamo certi che questi 6 V/m siano limiti entro cui i bambini sono in sicurezza? Marinelli del CNR sostiene di no e scrive che il livello massimo di esposizione dovrebbe essere di 0,6 V/m.

E adesso? Come la mettiamo se ora il governo italiano vuole elevare i livelli a 60 V/m? Se nella nostra scuola di Minerbio i livelli arriveranno a 59 V/m potremo dormire sonni tranquilli. Lo dice la legge…

Di Alessandra Ferretti

In Prima Pagina Reggio

Fonte: alessandraferretti.blogspot.it/

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