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Postato on mag 12, 2015 in elettrodotto, Italia | 0 commenti

PROTESTE CONTRO L’ELETTRODOTTO CALABRO-SICULO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ

PROTESTE CONTRO L’ELETTRODOTTO CALABRO-SICULO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ

Fonte: www.wilditaly.net

di Giuseppe Teodoro, 5 maggio 2015

 

 

C’è una parte della Sicilia che da anni si batte contro gli elettrodotti ed i piloni che tengono sospesi in aria i cavi. E’ una Sicilia orgogliosa e ostinata, quella schierata a difendere con i denti e la carta bollata il proprio territorio e la propria vivibilità.

C8D5Parliamo dei cittadini che, riuniti in comitati e associazioni, nella bella provincia di Messina hanno dato vita ad una robusta protesta contro la proliferazione esasperata di piloni e tralicci, effetto della realizzazione del mega-elettrodotto “Sorgente-Rizziconi”.

Un elettrodotto strategico, a detta di Terna, il colosso dell’energia italiano che lo ha progettato e ne sta curando l’esecuzione, definito enfaticamente “il ponte dell’energia”: 380 Kv in doppia terna, lungo complessivamente 105 km, unisce la Sicilia (Sorgente) alla Calabria (Rizziconi), attraversa lo Stretto di Messina in cavo sottomarino per ben 38 km (il più lungo al mondo) ed atterra in Sicilia oltrepassando in via aerea un gruppo di comuni della fascia collinare dei Peloritani per ben 20 Km, con 46 sostegni monostelo di 80 metri ciascuno.

Obiettivo dichiarato da Terna con questa maxi opera è di demolire 170 Km di vecchie linee elettriche, determinando l’abbassamento del costo dell’energia elettrica in Sicilia, con un risparmio stimato in 600 milioni di euro l’anno.

L’intervento è stato autorizzato, con una lunga serie di prescrizioni, dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2010, dopo oltre due anni di confronto con gli enti locali e qualificato come progetto di interesse nazionale, mentre i cantieri avrebbero dovuto chiudere entro giugno 2015.

Fin qui i numeri asseriti. Ma veniamo alle contestazioni, bollate fin da subito da Terna e da una certa stampa “condizionata” come effetto della sindrome Nimby, dunque battaglia di cortile, falso ambientalismo.

Già nel 2012, in concomitanza con la presentazione di Terna del progetto esecutivo, i cittadini dell’area tirrenica si erano consorziati in un coordinamento di comitati ed associazioni, per esprimere il profondo dissenso in merito al tracciato dell’elettrodotto, ma anche sull’iter di concertazione con le comunità locali, culminato con un protocollo d’intesa firmato nel 2007 dai vari comuni della provincia di Messina.

Secondo i comitati il consenso partecipato all’opera da parte degli enti locali sarebbe stato “estorto” con l’offerta ai sindaci di somme compensative, utili a definire qua e la qualche intervento di riqualificazione a valenza locale, ma di atti partecipati nemmeno uno: il benestare dei comuni interessati dall’attraversamento dell’elettrodotto è il frutto di azioni solitarie di sindaci o di meri atti di giunta, niente a che vedere con una seria condivisione di scelte di governo del territorio.

Tra i nodi critici sostenuti dai comitati spicca quello legato ai rischi per la salute e non si può dare torto agli abitanti della Valle del Mela, una delle aree coinvolte dal passaggio del nuovo elettrodotto, sui quali già pende lo spettro degli effetti degli scempi prodotti dalle linee elettriche esistenti. Non a caso questa zona è stata dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale.

Pace del Mela ed il suo rione Passo Vela, tristemente noto come “Il quartiere delle signore con la parrucca”, perché dopo i trattamenti di chemioterapia molte donne sono state costrette a comprarsela, ove si sono registrate negli anni decine di morti sospette per tumori e leucemie, sopportano un peso esorbitante sotto il profilo ambientale e sanitario, con un accumulo di fattori inquinanti (vicinanza dei cavi di energia elettrica di alta e media potenza, raffinerie e stabilimenti industriali) che rendono inaccettabile per la comunità subire ulteriori interventi invasivi ed indilazionabile assumere iniziative di risanamento del territorio.C8C4

Terna risponde con l’argomento delle dismissioni, affermando che il nuovo elettrodotto consentirà di demolire decine di chilometri di vecchie linee. Pronta la replica dei comitati, per bocca dell’avvocato Nino La Rosa: “Gli elettrodotti esistenti dovrebbero essere eliminati a prescindere dalla costruzione di nuovi. La devastazione operata da Terna con i sostegni monostelo e la vicinanza dei tralicci e dei cavi alle abitazioni è tale che ci vorrebbero migliaia di km di dismissioni per pareggiare il danno generato”!

L’argomento tirato in ballo dai comitati è quello di una revisione sostanziale del progetto, che contempli l’interramento dell’elettrodotto o, laddove impossibile, la delocalizzazione dei tralicci. E prosegue La Rosa: “Terna avrebbe potuto apportare le dovute varianti, ma non lo ha fatto. Con quest’opera ha mortificato la vivibilità di tutta la fascia collinare dei Peloritani, avvilendo ogni ipotesi di sviluppo dei nostri paesi”. Come dargli torto, solo a guardare le immagini eloquenti che attestano l’abbrutimento di un intero territorio ?

Ma se Pace del Mela appare la punta di un iceberg dell’emergenza ambientale e sanitaria, tanti comuni della cintura messinese rischiano di subire la stessa sorte: da Saponara a Venetico, da San Pier Niceto a Serro, da Valdina a Monforte, da S. Filippo del Mela a Condrò, da Torre Grotta a Spadafora, da Venetico a Rocca Valdina, a Rometta per finire a Villafranca, nel cui territorio si è consumato l’ultimo atto di una battaglia giudiziaria intrapresa in questi anni dai comitati.

Numerose, infatti, sono le iniziative di dissenso che hanno accompagnato l’esecuzione del progetto del mega-elettrodotto: ricorsi all’autorità amministrativa e giudiziaria, civile e penale, mozioni e risoluzioni dei consigli locali e dell’Assemblea regionale siciliana, interrogazioni al Parlamento italiano ed europeo, petizioni alle istituzioni governative. Un po’ troppo per essere catalogata come battaglia di cortile, di chi sostiene semplicemente “allontanate il problema da un’altra parte”!

Ed ecco arrivare la svolta. Alcune associazioni locali nel 2013 denunciano alla magistratura la presunta violazione delle norme di salvaguardia del Piano Paesaggistico, in quanto alcuni sostegni dell’elettrodotto poggiano in aree sottoposte ad elevata tutela ambientale e, nel febbraio scorso, ottengono inaspettatamente un decreto di sequestro di un palo in località Saponara. Sequestro poi confermato in sede di riesame, che getta scompiglio nel già tribolato iter attuativo del mega elettrodotto.

Come a dire: dove non arrivano le segnalazioni per impedire un danno alla salute, soccorrono quelle per affermare la tutela ambientale! L’auspicio è che la magistratura, qualora venga confermata in sede di ultima istanza la violazione decretata, faccia luce anche su quegli uffici della Soprintendenza e di altri enti che hanno rilasciato ad occhi chiusi il nulla osta.

Terna non ci sta ed agita lo spettro del blackout per la Sicilia, se questa infrastruttura non viene ultimata nei tempi prescritti, accusando la magistratura di aver preso un abbaglio. Ma va oltre, tradendo un certo nervosismo,  ed afferma che questo stop ai lavori costerà caro ai siciliani in termini di mancato risparmio sulle bollette e che i ritardi accumulati impediranno di attuare il piano di dismissioni dei vecchi elettrodotti.

Accuse rimandate al mittente dalle associazioni di tutela del Tirreno, secondo cui non esiste alcun pericolo blackout, essendo la Sicilia di per sé autosufficiente, ma soprattutto evidenziando che se Terna avesse dimostrato meno arroganza e più propensione ad ascoltare le legittime istanze delle comunità locali, anche le risorse legate ai maggiori costi, sventolate oggi come una minaccia per gli utenti, sarebbero state pagate volentieri, pur di limitare i danni al territorio e tutelare la salute della popolazione.

C895Questa insperata interruzione dei lavori ha, pertanto, galvanizzato i comitati, che hanno visto riconosciute le loro ragioni, anche se grazie al ricorso all’azione giudiziaria, piuttosto che della politica e delle istituzioni, producendo il rilancio di iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione.

La più recente ed incisiva è una petizione on-line organizzata dal costituendo Coordinamento Nazionale, che raccoglie le istanze di tanti comitati sparsi per l’Italia, uniti dall’intento di contrastare le grandi opere infrastrutturali energetiche, il cui effetto produce devastazione del territorio ed incremento dei rischi per la salute, sostenendo viceversa la manutenzione ed il miglioramento della rete esistente.

Con tale petizione, rivolta al Capo dello Stato, a governo e parlamento, si chiede di avviare una profonda riflessione sullo stato di avanzamento dei programmi di Terna, fermando i cantieri dei mega-elettrodotti e selezionando solo quelli ritenuti necessari e compatibili con le caratteristiche dei luoghi e la tutela della salute della popolazione.

Le migliaia di firme raccolte fino ad oggi testimoniano una attenzione particolare della società civile per i temi della sostenibilità ambientale e della salute, che non dovrebbe essere sottovalutata dal governo e dalle istituzioni e che andrebbe prioritariamente inserita nelle agende programmatiche di chi è preposto ad assumere le scelte migliori per lo sviluppo del nostro Paese.

Terna, con la vicenda dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi ha mostrato finora un atteggiamento di arroganza e sufficienza, quasi di sfida, che rischia di inasprire i toni della contesa, con esiti non prevedibili; perché sia chiaro, qui non si sta mettendo in discussione l’opportunità dell’intero progetto, posto che i lavori sono oramai avviati alla conclusione, ma di alcune scelte operate senza tener conto di legittime esigenze della popolazione ed in spregio a norme di tutela e salvaguardia del territorio. Poco importa se, come Terna, sostiene, le autorizzazioni pervenute risultavano “regolari”  ad una prima ricognizione, perché ciò che conta è il rispetto oggettivo della normativa in vigore, non ciò che si è ottenuto da uffici ed enti con scarsa attitudine ad ossequiare le leggi!

E allora Terna, affiancata dalla solita stampa “condizionata”, punta il dito sulla sindrome nimby, sulla burocrazia impazzita, sulla cospirazione contro lo sviluppo e per raddrizzare una scialuppa che vacilla si affida alla strategia della comunicazione.

Così sottoscrive un protocollo d’intesa con la Provincia di Messina per avviare un concorso tra gli alunni delle classi primarie e secondarie dal titolo controverso “monostelo di classe”, finalizzato a sviluppare la fantasia degli studenti sull’estetica dei tralicci e con ciò auspicando, forse, che provenendo le idee dal basso, possano trasformarsi magicamente in consenso acquisito della popolazione!

Inoltre, rinnova un accordo di collaborazione con Legambiente fino al 2016, attraverso cui  intende sviluppare l’attività di informazione sulla compatibilità ambientale e rassicurare la popolazione sulla innocuità delle emissioni elettromagnetiche prodotte dalle opere elettriche, sperando di tramutare i timori per la salute in una incondizionata fiducia ad operare senza ostacoli!

No, non bastano questi meschini e subdoli artifizi per convincere intere popolazioni ad abbandonare le proprie tradizioni, la storia, l’attaccamento al territorio, la propria dignità, adattandosi ad interventi invasivi, che segneranno per sempre l’identità dell’area in cui sono nati e vissuti.C894

Non basteranno le intimidazioni ed i ricatti dei potentati dell’energia, favoriti dal regime di monopolio, a costringere un intero pezzo di Sicilia a soccombere in nome di uno sviluppo i cui effetti tradiscono le attese.

Perché non ammettere che l’ottusa, forsennata rincorsa al benessere economico e sociale può e deve essere coniugata con i valori e gli interessi primari di tutela della salute e dell’ambiente e che Terna, pur avendo ottenuto nel 2014 ricavi per circa 2 miliardi di euro (+5,3%), si ostina a perseguire i propri programmi, senza dare ascolto alle proposte ed ai suggerimenti di tanta parte della popolazione, che invoca, spesso con cognizione, alternative valide ed efficaci?

Perché non convogliare parte di questi giganteschi utili per progettare varianti e realizzare tracciati interrati o delocalizzare linee e piloni che procurano problemi e danni?

No, lasciamo stare la sindrome nimby e le proteste di nicchia, perché quella in atto in Sicilia ed in altre parti della Penisola è ilconcentrato di una simbolica ma ferma presa di posizione sulle inefficienze, le ingerenze, le inettitudini, le incapacità di saper governare i processi di sviluppo del territorio da parte di istituzioni ed enti preposti. E’ una battaglia che tanti pezzi della società civile d’Italia stanno conducendo ad armi impari, con spirito di sacrificio e con tanta energia e determinazione: possiamo chiamarla una vera e propria battaglia di civiltà !

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